Flaminio: interventi e criticità (al gennaio 2016)

auditorium foto ambmIMG_2364di Anna Maria Bianchi*

Il Flaminio  è diventato uno dei più pregiati quartieri di Roma, per la sua posizione e per la sua rivalutazione negli ultimi anni, dopo la realizzazione di una serie di opere di grande qualità architettonica e valenza culturale come l’Auditorium, il MAXXI, il Ponte della Musica, che si sono aggiunti allo Stadio Flaminio,  al  Palazzetto dello Sport e al viadotto progettati da Pier Luigi Nervi e figlio. E nell’area  sono previste ulteriori  trasformazioni, come il nuovo quartiere della città della Scienza negli ex stabilimenti militari. Tuttavia è compito dei cittadini del quartiere vigilare perchè non si ripeta quanto già successo in passato, quando furono necessarie 12.000 firme raccolte in pochi mesi per bloccare  il  progetto della Giunta Veltroni di costruire un quartiere intero di appartamenti, alberghi, palestre e negozi tra Viale Tiziano e l’Auditorium, in uno spazio ad oggi ancora  adibito a parcheggi a  raso alberati  e a campi sportivi immersi nel verde. E l’esperienza ci insegna  che il rischio speculazione è sempre dietro l’angolo,  e che solo l’attivismo dei cittadini può garantire che il timone dell’amministrazione non si sposti dalla rotta della prevalenza dell’interesse pubblico e del rispetto delle regole.

Farò il punto della situazione su progetti di cui ci siamo occupati fin dalla nascita di Cittadinanzattiva Flaminio e ancora prima con i Comitati Flaminio e Ananke, su cui  non dobbiamo mai allentare l’attenzione

SI RISCHIA LA COSTRUZIONE DI UNA  MULTISALA DIETRO L’AUDITORIUM MENTRE NON SI TROVANO SOLUZIONI PER SALVARE LO STADIO FLAMINIO

Nel corso del processo partecipativo del Piano Urbano Flaminio abbiamo appreso dell’esistenza di un progetto avanzato da privati che prevede  la realizzazione di una multisala cinematografica composta da 8 sale per 1300 posti, con corredo di parcheggio multipiano interrato e strutture commerciali,  nell’area tra l’Auditorium e lo Stadio Flaminio. Tale proposta, già passata attraverso la conferenza dei serivizi, era poi stata fermata  dall’Assessore Caudo,  che aveva chiesto  ai privati   un progetto unitario che comprendesse anche lo Stadio Flaminio, puntando quindi sulla rigenerazione urbana senza consumare suolo e senza  edificare nuove strutture (1). Un’operazione che avrebbe avuto anche e soprattutto  il vantaggio  di trovare risorse per il restauro dello Stadio, un’opera d’avanguardia inaugurata nel marzo 1959,  che oggi versa in una condizione di totale abbandono e degrado, con  il rischio, se non viene messo in atto rapidamente il costoso intervento conservativo, di cadere  letteralmente a pezzi (2). Ma all’indomani delle dimissioni del Sindaco Marino, abbiamo appreso dalla stampa (1) che l’ipotesi di riutilizzo di parte dello Stadio per realizzare sale e spazi culturali è stata scartata, ed è probabile che, prima o poi, venga ripresentata la proposta della Multisala sotto il Viadotto.

Queste le motivazioni contrarie  ail progetto che come Cittadinanzattiva, insieme ad altri comitati, abbiamo inviato all’Assessore Caudo e al Presidente del II municipio  Gerace nel luglio 2015 (3):

Area dell’Auditorium, Stadio Flaminio, Palazzetto dello sport e Viadotto Nervi

  • In generale l’intervento, così come configurato sulla base delle indiscrezioni pervenuteci, sarebbe realizzabile solamente attraverso una Variante urbanistica al PRG vigente ed ignorando i principi di tutela introdotti dalla Carta della Qualità. L’intervento infatti permetterebbe di utilizzare (e consumare)  suolo pubblico per scopi privati, a ridosso di opere  – pubbliche-architettoniche di grande pregio  come il  Viadotto e lo Stadio Flaminio dei Nervi modificando inoltre sensibilmente gli equilibri urbanistici della zona.  Oltretutto ciò avverrebbe in un’area a forte densità archeologica,  dove sono state  già accertate preesistenze che probabilmente impedirebbero  le trasformazioni edilizie in progetto, in particolare dei parcheggi interrati. Infine c’è da evidenziare che nella proposta potrebbe non essere tenuto in adeguato conto dei vincoli legati alle distanze dalle strade previste dalla normativa nazionale.
  • Il Flaminio è tristemente noto per subire gli insostenibili impatti – sulla mobilità e non solo – delle varie strutture e attività che insistono nella zona, soprattutto lo Stadio e gli impianti  sportivi. La sua ricettività di nuovi  spazi culturali (Auditorium, MAXXI e ora il Museo della Scienza) o per lo sport (riuso auspicato dello Stadio Flaminio e Palazzetto dello Sport), lo configurano già come una parte della città già aperta ad un’ampia platea di visitatori, anche numerosi, ma da non incrementare eccessivamente (come nel caso degli eventi di massa) per il prevedibile impatto sui residenti.
  • Se l’Auditorium avesse necessità di nuovi spazi per la sua attività istituzionale – uffici, ulteriori sale permanenti – riteniamo che siano da privilegiare quelle soluzioni che non richiedano nuove consistenti cubature e soprattutto  grossi investimenti privati da “compensare” con attività commerciali – cinema e negozi – , con impatti che non solo peggiorerebbero la qualità della vita dei residenti, ma che andrebbero a  gravare anche sugli  esercizi commerciali di prossimità del  quartiere,  già in forte sofferenza, e soprattutto sulle sale cinematografiche di Roma Nord, quelle  che riescono ancora a sopravvivere.
  • Se si intende utilizzare l’argomentazione delle necessità di spazi per la  Festa del Cinema – che dura 10 giorni all’anno e che può tranquillamente avvalersi di strutture provvisorie  – per realizzare sale cinematografiche che, per il “raggiungimento dell’equilibrio economico “dovranno  funzionare sempre  a pieno regime, portando  in piena città consolidata migliaia di spettatori, possiamo dire che si tratta  di   una scelta in netta controtendenza con tutto quello finora affermato da questa amministrazione, sui cinema chiusi da recuperare (vedi progetti dell’Assessore Caudo e dell’Assessore Marinelli)  e su quelli ancora aperti da valorizzare decentrando le iniziative culturali (vedi intervista all’assessore Marinelli a Repubblica di qualche giorno fa).
  • Oltretutto per fornire adeguato  profitto al privato  si dovrebbe assicurare un consistente “allegato” commerciale, dato che anche il cinema più “di massa”, proiettato nelle multisale,   non è in grado di fornire grandi ricavi (basta ricordare la recente trasformazione della multisala UCI Cinema Marconi, pressochè unico spazio culturale del popoloso quartiere Portuense,  in negozi e appartamenti).  Strutture commerciali che entrerebbero in concorrenza, oltre che con quelle preesistenti,  anche con quelle previste nell’ambito del Progetto per il quartiere della Città della Scienza, a pochi metri di distanza.
  • Infine, sorge  una domanda: la multisala sarebbe  un’operazione di interesse pubblico promossa dalla Città della Musica, che soddisferebbe necessità improrogabili, o piuttosto il solito project financing  che regala cubature e spazi commerciali in luoghi pregiati e appetibili a privati? E’ evidente che per svolgere un’operazione completamente trasparente sarebbe indispensabile, prima di prendere in considerazione qualunque proposta pubblica e soprattutto privata, spiegare ai cittadini quali sarebbero i vantaggi per la Città della Musica – ente pubblico –  e quali per il privato.

Al contrario siamo certamente favorevoli ai programmi di riqualificazione dello Stadio Flaminio e del Palazzetto dello Sport, essendo consapevoli dell’urgenza di intervento per il loro restauro e ristrutturazione, anche se in un contesto per cui gli investimenti richiesti hanno finora scoraggiato qualunque soggetto pubblico e privato a prendersi in carico la struttura. Per l’attuazione di questi programmi è pertanto indispensabile sapere se – come annunciato dal Sindaco qualche settimana fa – la struttura verrà messa a gara – scelta che naturalmente condividiamo – , quali  modifiche verranno introdotte rispetto alla destinazione d’uso dando per scontato che nessuna modifica architettonica significativa possa venir autorizzata per un’opera così importante.

Nell’ottica di un’interlocuzione costruttiva per la ricerca della migliore soluzione per l’interesse pubblico – in cui è compresa la cura del patrimonio collettivo  – ci esprimiamo da subito contro destinazioni troppo impattanti per il quartiere  o contrarie alla preservazione della qualità architettonica di questi edifici.

I PARCHEGGI INTERRATI SONO RIMASTI, L’AREA A RISCHIO ESONDAZIONE SI E’ RISTRETTA

I parcheggi interrati al Flaminio non sono mai stati espunti dal Piano Urbano Parcheggi, quindi  gli interventi previsti dal PUP di Alemanno del novembre 2008 (praticamente uguale a quello di Veltroni del febbraio 2008) sono ancora tutti lì.   In compenso, nonostante i lavori da noi sollecitati per la realizzazione del muretto di sponda tra Ponte Milvio e Ponte Flaminio, l’opera, pur realizzata, ci risulta che   non sia mai stata collaudata, e quindi una buona parte del  Flaminio resta  zona a rischio R3, dove tra l’altro vige il divieto di realizzare locali interrati (4) . Tuttavia l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere qualche tempo fa, in seguito a un nuovo studio,  ha effettuato delle modifiche  rispetto alla  perimetrazione, per cui molte aree del Flaminio prima  a rischio  R3 ora sono R2, dove i parcheggi si possono realizzare con prescrizioni.  Quindi in qualsiasi momento potrebbero ripartire  progetti come quello di Via Stern, Piazza Mancini e Piazza Manila

(Vedi il dossier sui PUP del Flaminio)

mappa PAI nuova perimetrazione Flaminio R3 R2

NO AL DEGRADO SOTTO IL PONTE DELLA MUSICA, NO A QUALSIASI BANDO PER L’AFFIDAMENTO A PRIVATI SENZA CONSULTAZIONE PUBBLICA

L’Area sotto il Ponte della Musica è  oggetto di continui atti vandalici ed è anche diventata un luogo dove i ragazzi si esercitano nello skate board. Ma è letteralmente una terra di nessuno, perchè la ditta che doveva finire i lavori è fallita, l’area non è mai stata mai collaudata (e viste le condizioni odierne non sarebbe comunque collaudabile senza un cospicuo investimento) e  non è stata presa in consegna dal  Comune. Quindi nessuno la cura, nessuno raccoglie  l’immondizia (a parte i ragazzi ogni tanto), e nessuno può restituirla  all’uso pubblico (chi la frequenta lo fa abusivamente) senza averla pirma restaurata  e messa in sicurezza. Situazione inaccettabile, che avevamo segnalato  nella lettera del luglio scorso, di cui riportiamo il relativo passaggio (3). Ma il rischio è  che il Comune o il Municipio, per risolvere la situazione,  possano fare un bando per affidarla a privati, che potrebbero installarvi un chiosco o attività similare, con il rischio di ripetere sul Ponte della Musica gli stessi fenomeni della movida di Ponte Milvio. E in ogni caso un punto deve essere chiaro: non si possono più  decidere le trasformazioni urbane senza consultare i cittadini;  problemi e soluzioni che riguardano lo spazio pubblico  sotto il ponte devono essere affrontati e trovati attraverso un tavolo partecipato con i reidneti del quartiere.

L’uso delle aree golenali del Tevere e lo spazio sotto il Ponte della Musica (3)

ambm

ambm (foto luglio 2015)

L’obiettivo di un nuovo rapporto con il Tevere che ne valorizzi la fruizione pubblica da parte della città non può essere che parte integrante di un programma di riqualificazione del quartiere Flaminio, del quale il fiume costituisce un confine naturale. In particolare le aree golenali, oggi occupate da circoli sportivi realizzati in base a concessioni del Demanio, richiedono un’attenta verifica della legittimità delle trasformazioni avvenute nel tempo, sia rispetto alle condizioni di sicurezza idraulica, che rispetto alla loro tutela paesistica e ambientale. In questo contesto le aree presenti in prossimità ed al di sotto del Ponte della musica, essendo libere da concessioni, possono svolgere una funzione fondamentale per garantire un polmone verde per il quartiere migliorando inoltre la citata fruizione del fiume.

Il Ponte della Musica è stato inaugurato ormai da diversi anni, mentre i lavori dell’area sottostante il lato est (prospiciente Piazza Gentile da Fabriano), in cui ci risulta che inizialmente   fosse prevista la realizzazione di un’arena per concerti all’aperto, non sono mai stati completati. E in questo periodo di totale incuria da parte dell’amministrazione, le strutture parzialmente costruite sono state vandalizzate da persone che vi accedono facilmente durante la notte, trasformando uno spazio che doveva diventare un pezzo di pregio della riqualificazione del Flaminio nell’ennesimo angolo di degrado e immondizia della Capitale, oltre che nell’ennesima “incompiuta” a spese pubbliche. Danneggiamenti delle strutture, murales, mucchi di bottiglie e vetri rotti sparsi in tutta la superficie, distruzione delle balaustre lungo le scale di accesso e verso il fiume, ne fanno un luogo anche pericoloso che richiederà ulteriori investimenti per essere reso agibile. La zona lungo gli argini del Tevere, è un’area da sempre “a rischio”, dato che, da un lato, vi proliferano ricoveri abusivi di persone senza tetto (stiamo assistendo a un’appropriazione abusiva anche delle aree dalla parte del Foro Italico, dove sono apparse addirittura nuove automobili nello spazio lasciato libero da un autodemolitore), dall’altro, si moltiplicano locali di somministrazione e discoteche – in particolare nella zona di Ponte Milvio – che provocano incontrollabili fenomeni della cosiddetta “movida”, con il corredo di degrado e soprattutto di musica e schiamazzi per tutta la notte. E’ pertanto indispensabile che il Comune avvii immediatamente le procedure per il completamento e gestione delle aree sottostanti il ponte e, nello stesso tempo un percorso condiviso per trovare la soluzione migliore per un utilizzo pubblico dell’area, garantendone la sicurezza e il decoro.

PIAZZA MANCINI: UN PICCOLO INTERVENTO, MA PER UNO SPAZIO PUBBLICO TRA IL MAXXI E IL FORO ITALICO CI ASPETTIAMO DI PIU’

E’ stata pubblicata negli ultimi giorni la notizia (4) che sarà recintata l’area destinata a  parco giochi dei banbini, che sarà riqualificata con strutture ludiche nuove, grazie all’investimento di circa 200.000 di euro dei fondi messi a disposizione del Municipio dal Comune mesi fa. Un intervento utile, ma continuiamo a pensare che lo spazio di piazza Mancini dovrebbe essere affrontato nel suo insieme, come una porta che immette da un lato  su  un’opera come il MAXXI e dall’alro su un  quartiere monumentale come il Foro Italico, mentre oggi è un’accozzaglia di funzioni, edifici, opere abusive.

Piazza Mancini (3)

Le previsioni di trasformazioni urbanistiche della piazza e delle aree limitrofe nel medio e lungo periodo richiedono, secondo le prescrizioni del PRG vigente, la definizione di un “ambito di valorizzazione” alla cui configurazione organica ha anche contribuito il percorso partecipativo del Progetto Urbano Flaminio. E’ pertanto urgente che il Comune, in relazione stretta con gli altri soggetti detentori delle aree (in questo caso fortunatamente solo l’INPS) proceda rapidamente nell’attuazione di queste procedure che per loro natura richiedono tempi lunghi.

Nell’immediato Piazza Mancini continua ad essere un caotico puzzle di attività e manufatti in cui si inseriscono anche problematiche sociali che dovrebbero essere affrontate una volta per tutte all’insegna dell’accoglienza e delle regole uguali per tutti. Ma questo vale per i frequentatori degli spazi pubblici della piazza, che continuano a versare in condizioni di forte degrado, ma anche per i proprietari e gestori delle strutture presenti tra i giardinetti ed al capolinea degli autobus.

Inoltre le aree INPS, confinanti con quelle del Comune di Roma che costituiscono il giardino, il capolinea ed il parcheggio, sono state oggetto di interventi abusivi che hanno prolungato nel tempo strutture realizzate originariamente con autorizzazioni temporanee. A seguito della demolizione di tali strutture da parte della LUISS nell’ambito di propria competenza di recente è stato imposto il blocco delle attività per il Palaghiaccio Axel, ma rimangono ancora da accertare la legittimità degli edifici a servizio del Circolo della stampa e di altre strutture “temporanee” della zona.

Sul Palaghiaccio Axel (purtroppo caso emblematico di numerosi impianti sportivi presenti nella città) ribadiamo quanto già espresso: cioè la ferma richiesta del rispetto delle regole e nessun favoritismo verso chi ha costruito strutture che dovevano durare un solo anno, sostenendo dei costi che ci appare assai difficile potessero apparire ammortizzabili in un periodo così esiguo.

Riteniamo infatti che – pur avendo a cuore i posti di lavoro e l’amore per lo sport dei giovani allievi –non si debbano dare corsie preferenziali e tolleranze a chi non ha rispettato le normative, affermando i propri interessi economici attraverso la strumentalizzazione della forte domanda di impianti sportivi da parte della cittadinanza. Tale domanda potrà essere soddisfatta esclusivamente realizzando le strutture necessarie in luoghi più idonei e compatibili con le prescrizioni del Piano regolatore. Inoltre qualora esse si dovessero avvalere di aree pubbliche esse dovrebbero essere assegnate mediante gara pubblica aperta a concorrenti qualificati non solamente per le loro capacità tecniche o finanziarie ma anche da comportamenti che non abbiano infranto il sistema normativo vigente.

annaemmebi@gmail.com

  • intervento all’assemblea di Cittadinanzattiva Flaminio del  26 gennaio 2016

(1) Retesport 8 ottobre 2015  Caudo: “Sul Flaminio si procederà attraverso un bando, i privati si sono tirati indietro”La situazione dello stadio Flaminio è ormai disastrosa. L’impianto, lasciato all’incuria totale, non riesce a trovare un giusto utilizzo ed una gestione virtuosa. Progettato dal famoso architetto Nervi e inaugurato nel 1959, negli ultimi anni i programmi di ristrutturazione sono tutti falliti. Rete Sport ha contattato sulla questione l’assessore alla trasformazione urbana Giovanni Caudo.Ecco le sue parole: “La situazione è questa: si era avuto l’interesse di un privato per un’area contigua e si era valutato di fare un progetto unitario che comprendesse anche il Flaminio. Ma dopo la verifica economica il privato si è tirato indietro perché non c’era il margine necessario. Ora si procederà a un bando, è questa l’unica novità. Siamo nella fase di ultimazione, complessivamente la situazione è in ritardo”.

(2) (da AbitareaRoma 9 ototbre 2015) Già durante la giunta Veltroni nel 2002 viene redatto un documento di indirizzo per la sua rifunzionalizzazione (Progetto Urbano Flaminio-Foro Italico – Obiettivi e strategie di intervento), poi approvato dal Consiglio Comunale (delibera n. 249 del 6 ottobre). Questa mega ristrutturazione urbanistica interessa un’area di circa 26 ettari, in parte estesa al di là del Tevere rispetto al II Municipio. Rimane in sordina, fino al 2010, quando sotto il nome di “Parco delle Arti”, l’amministrazione Alemanno propone di realizzare un parco multi-strutturale, comprendente tra gli altri, il MAXXI, l’Auditorium e il progetto di rivalutazione di via Guido Reni. nel 2011 la  rinuncia di Roma alle Olimpiadi. Troppi soldi da spendere, e la capitale non ne ha. Nello stesso anno lo Stadio Flaminio è per l’ultima volta protagonista del VI Nazioni di rugby, ma poi il rugby trasloca all’Olimpico, e il 30 giugno del 2012 il Coni fa scadere la gestione in auge ormai da 15 anni, scaricando lo stadio della discordia al Comune. Dopo due anni l’ennesimo passaggio gestionale nel 2014 dal Comune alla Figc, che intende trasformare l’impianto in un centro federale  destinandolo alle nazionali giovanili. Ma alla fine rinuncia.

(3) LA LETTERA indirizzata al Sindaco Marino, all’Assessore caudo, al Presidente Gerace, è del luglio 2015 ed è firmata da Amate l’Architettura – Amici dell’Auditorium – Amuse – Cittadinanzattiva Flaminio – Cromas Flaminio – Italia Nostra Roma – Progetto Roma Insieme – Seniores Italia – Villaggio dei Bambini – Villaggio Olimpico 1960

(4) (scarica il nostro dossier presentato alla commissione sicurezza nel marzo 2012 PARCHEGGI INTERRATI AL FLAMINIO )

Vedi l’articolo di Carteinregola

Flaminio: nuova mappa (con soprese) del rischio idrogeologico

Flaminio: nuova mappa (con soprese) del rischio idrogeologico

dal sito del Dip. urbanistica aggiornato al 14 agosto 2015

Fasce fluviali di esondazione del Tevere e dell’Aniene

Le fasce fluviali di esondazione del Tevere e dell’Aniene, delle zone a rischio idraulico sull’elaborato prescrittivo di PRG vigente “serie 3* – Sistemi e Regole, Individuazione delle modifiche ed integrazioni, scala 1:10.000”

(…)

zona a rischio idraulico elevato R3 “per il quale sono possibili problemi per l’incolumità delle persone,danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, la interruzione di funzionalità delle attività socioeconomiche e danni rilevanti al patrimonio ambientale” (per la sua gestione è necessario realizzare opere di difesa);

Le Norme Tecniche di Attuazione del PS1 e del PS5 sono consultabili direttamente sul sito dell’AdB Tevere:
Norme Tecniche di Attuazione del PS1 (inserite nella Relazione)
Norme Tecniche di Attuazione del PS5

Elaborati:
foglio 05 (f.to Pdf – Mb 6,0)
foglio 06 (f.to Pdf – Mb 7,2)
foglio 09 (f.to Pdf – Mb 6,3)
foglio 10 (f.to Pdf – Mb 9,3)
foglio 11 (f.to Pdf – Mb 8,3)
foglio 12 (f.to Pdf – Mb 6,0)
foglio 13 (f.to Pdf – Mb 4,4)
foglio 15 (f.to Pdf – Mb 5,5)
foglio 16 (f.to Pdf – Mb 7,1)
foglio 17 (f.to Pdf – Mb 8,5)
foglio 23 (f.to Pdf – Mb 6,3)
foglio 24 (f.to Pdf – Mb 8,1)
foglio 25 (f.to Pdf – Mb 7,7)

Per maggiori informazioni o per eventuali errori nella sovrapposizione, conseguenti a passaggi di scala o diversa base cartografica, consultare gli elaborati grafici del PS1 e del PS5 direttamente sul sito dell’Autorità di Bacino Tevere.

Autorità di Bacino del Tevere – Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.)

Trasposizione cartografica del Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) sull’elaborato prescrittivo di PRG “Sistemi e Regole”, scala 1:10.000 – Individuazione delle modifiche ed integrazioni.

(5) scarica l’articolo del Messaggero 19 gennaio 2016 piazza Mancini