Ex caserma, dibattito

20140128-guidoreni-icoQuesto spazio è aperto agli interventi dei cittadini, residenti del Flaminio e non solo, sul progetto di trasformazione dell’area della ex Caserma di Via Guido  Reni in una Città della Scienza, una piazza pubblica, appartamenti e negozi e servizi per il quartiere. (> vai alla pagina con la presentazione del progetto)

In vista e parallelamente al processo di partecipazione che coinvolgerà alcuni rappresentanti delle associazioni e dei comitati del Flaminio, nonchè le parti interessate a  vario titolo, Cittadinanzattiva Flaminio, oltre alle pagine dedicate all’informazione,   apre questo spazio di discussione, per allargare la riflessione collettiva e permettere a ciascuno di formarsi una propria opinione,  basata sui fatti e sui dati.

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SEGNALAZIONE 22 MARZO: abbiamo ricevuto l’invito a partecipare oggi pomeriggio a un’iniziativa indetta dall’Associazione Groepius:
CASERME DI VIA GUIDO RENI, CHE FARE? partecipano PAOLO BERDINI  – ESPERTO URBANISTA,  MAURO VERONESI – RESPONSABILE “TERRITORIO AMBIENTE URBANO LEGAMBIENTE LAZIO  Ex lavatorio contumaciale Piazza Perin del Vaga 4 , ore 18

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Chi vuole  intervenire può  postare un commento in fondo alla pagina.

casreme e maxxi AMBM  1

Cominciamo dal contributo di Maria Spina, all’ indomani dell’incontro dell’11 febbraio

Ed è subito hub. Alcune riflessioni a margine sull’ipotesi della partecipazione

Nel dettagliato programma elettorale per Roma Capitale, Ignazio Marino scrive a proposito dell’area in questione (da lui inserita nel paragrafo Il Tevere e l’Aniene):

«… definiremo un programma di tutela e valorizzazione complessivo del Tevere per il tratto che ricade nel comune di Roma che, attraverso degli accordi con i comuni confinanti e con l’aiuto della Regione, possa aiutare a definire l’istituzione del Parco Fluviale del Tevere. L’obiettivo prioritario da perseguire, oltre ad assicurare il preminente interesse della tutela, del controllo del rischio e della integrità e salubrità delle acque, è di agevolare la fruizione delle aree agli abitanti. Creando, ad esempio, un unico sistema integrato ambiente, cultura e sport che, nel tratto fluviale nord del Tevere fino al ponte Duca d’Aosta, preveda la riqualificazione del Foro Italico e la realizzazione del Museo dello Sport (già programmati dal Coni) e lo sviluppo del Parco della Musica e delle Arti che, lungo l’asse riqualificato di via Guido Reni, connetterà il parco di Villa Glori, l’Auditorium, lo stadio Flaminio e il Palazzetto dello Sport, il MAXXI e le nuove funzioni culturali da localizzare nell’area delle ex caserme di via Guido Reni».

Curiosamente Marino non fa alcun cenno alla “Città della Scienza” che invece, nel giro di pochissimi mesi, a quanto riferito da Caudo e dal suo Dipartimento, assumerà un ruolo trainante:

«L’ex caserma Guido Reni, situata nel Municipio II di Roma, quartiere Flaminio, diventerà la sede della Città della Scienza. È quanto ha deciso Roma Capitale che ha lavorato per realizzare questo importante progetto con l’obiettivo di cambiare il volto di un intero quartiere, offrire nuovi servizi ai cittadini e mettere a disposizione della città una struttura che vuole essere un contributo alla sua crescita economica, sociale e culturale». Si veda, a riguardo, il diario di Cittadinanzattivaflaminio, alla data 10 gennaio 2014, pubblicato nel sito cittadinanzattivaflaminio.wordpress.com/progettoflaminio/casermadiviareni/partecipazione-al-flaminio-il-diario/

Ed è subito hub. Come dichiara infatti la consigliera Valentina Grippo nei vari interventi pubblicati a suo nome:«La Città della Scienza deve essere un “hub” di rilevanza internazionale e insieme un punto di riferimento per la valorizzazione di tutto il patrimonio scientifico, tecnologico e culturale della città. Il nuovo edificio, che secondo le stime dell’assessore Caudo costerà tra i 54 e i 60 milioni di euro e si estenderà su una superficie di 27 mila mq, di cui oltre 10 mila saranno dedicati a spazi espositivi all’interno dell’ex caserma di via Guido Reni, non deve sovrapporsi alle realtà esistenti né fagocitarle ma dev’essere un’occasione di valorizzazione di quell’imponente “museo diffuso” dei saperi già esistente a Roma».

Da qui un primo interrogativo:

– ma di quale partecipazione stiamo parlando?

Per un indeclinabile principio di trasparenza che attiene alla pianificazione e alla progettazione della città, in fase preliminare sarebbe stato fondamentale pubblicizzare, anche nei dettagli, a quali condizioni è avvenuta la cessione alla Cassa Depositi e Prestiti dell’area di proprietà dell’Agenzia del Demanio e quindi: chi ha gestito la mediazione; quali sono i termini contrattuali e le clausole da rispettare; quali sono le risorse economiche già impegnate e da impegnare, ecc.

A questo punto, una raffica di interrogativi si affaccia all’orizzonte:

– Che fine ha fatto il progetto per la Città della Scienza al Gazometro vinto nel 1999 dal gruppo Consiel S.p.A, Mizar ed Extramuseum (guidato da Paco Lanciano e Renato Dulbecco)?

– A quanto ammontano le spese per svolgere e concludere il concorso internazionale dal quale è uscito il progetto vincitore?

– Come hanno fruttato i miliardi spesi fra il 1998-99 per acquisire gli 8 ettari di terreno di proprietà dell’Italgas, compresi gli edifici di archeologia industriale ivi preesistenti?

– Quanto sono stati pagati i numerosi consulenti che, per l’occasione, hanno gravitato attorno a Rutelli1, prima (alcuni arrivati persino dall’Estero), e a Veltroni, poi?

E infine:

– Può una gestione “opaca” del processo decisionale confluire all’interno di un percorso di partecipazione?

Dalla stampa si apprende: che i fondi spesi sono parte del finanziamento assegnato per il Giubileo del 2000 (Città  della Scienza al Gazometro il prossimo anno avvio ai lavori, “La Repubblica” del 30 luglio 1998); che, poco dopo, l’operazione si blocca, causa una necessità di bonifica dell’area; che, nel 2004, l’università di Tor Vergata offre gratuitamente gli edifici di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, con i terreni circostanti, per accogliere il Museo e le attrezzature previste dal vecchio comitato scientifico (“Corriere della sera” del 2 giugno 2004); che si redige un nuovo progetto di fattibilità e Veltroni istituisce un’altra commissione con nuovi consulenti (Vincenzo Vomero, Una storia infinita. La Città della Scienza di Roma / A never-ending story. Rome City of Science, “Museologia scientifica”, n. 2, 2008, pp. 47-71).

L’opacità di questa annosa vicenda, che per dovere di cronaca prende le mosse nei primissimi anni Ottanta2, è preoccupante e non condivisibile. Ancor più preoccupante, l’inoppugnabilità della decisione del Comune di spostare tutto nelle ex caserme in via Guido Reni (come asserito da Caudo), senza alcuna spiegazione in merito, senza alcuna valutazione preliminare dei costi-benefici, senza una doverosa pubblicizzazione del pregresso, ma concedendo a noi cittadini la possibilità di “giocare al buio” solo a conclusione del lungo processo decisionale.

Un ultimo interrogativo per chiudere la riflessione:

– dal momento che la Città della Scienza non è una priorità per Roma, perché creare tutto questo trambusto? Siamo certi che si arrivi sino alla fine del programma o ancora una volta non ci si fermi a mezza strada dopo avere elargito parcelle milionarie per commissioni e consulenze? Non sarebbero meglio pensare a progetti meno faraonici ma più utili allo sviluppo sociale e civile di questa “sventurata” città?


1 Nel recentissimo summit “Tavolo della Scienza”, convocato il 31 gennaio us. per discutere sul futuro del Museo della Scienza nelle ex caserme, compare ad esempio Luigi Campanella (Presidente del Musis – Museo Multipolare della Scienza e dell’Informazione Scientifica) Consigliere scientifico di Rutelli (1993-97) e animatore di eventi e consultazioni per la sistemazione dell’area del Gazometro!

2 Sotto la Giunta Ugo Vetere (1981-85), sono stati finanziati ed elaborati i seguenti progetti: 1983, Città della Scienza nell’ex Mattatoio a Monte Testaccio, incarico per la progettazione all’arch. Paolo Portoghesi; 1984, a seguito della consultazione a inviti “Progetto per Roma”, Museo della Scienza nel “vuoto urbano” fra via Giulia e il Tevere, incarico per la progettazione all’arch. Franco Stella.

documenti allegati:

Corriere della sera02_2004_Corriere  Una storia infinitaUna storia infinita           La repubblica  01_1998 Città della Scienza al Gazometro_ la Repubblica

4 risposte a Ex caserma, dibattito

  1. Pingback: I cittadini vogliono partecipare davvero | cittadinanzattivaflaminio

  2. marcello di lorenzo ha detto:

    Ma il Maxxi quanti visitatori ha in un anno? e il Museo della scienza quanti ne avrà ?. Siamo veramente sicuri di non creare un’altra struttura in passivo. Ma perchè tutti questi soldi non si spendono effettivamente per rivalutare l’intero quartiere flamino e ristrutturare le strutture esistenti ad uso pubblico dei cittadini? Il villaggio olimpico è un quartiere a sè ho è parte integrante del quartiere flaminio? Si parla tanto di aree verdi e spazi aperti da salvaguardare allora perchè in uno dei posti in cui ci sono tanti spazi verdi e aperti si stà facendo di tutto per farlo degradare ?.

  3. giuliano petrelli ha detto:

    condivido pienamente tutte le perplessità sollevate, compreso un riesame delle priorità affrancato da accordi vincolanti

  4. Barbara Fabjan ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo con Maria Spina. Ricordo tra l’altro che esistono a Roma realtà museali che richiederebbero prioritaria attenzione prima di pensarne di nuove: il Museo d’arte orientale, ad esempio, si occupa di ricche quanto ignorate eredità culturali di aree geografiche emergenti (Cina, India, Giappone ecc.) e meriterebbe una promozione e uno sviluppo ben diversi in questo momento storico (si veda cosa è stato fatto nell’avveduta Parigi), mentre langue nel palazzo Brancaccio di via Merulana, palazzo PRIVATO, dove paga di solo affitto circa 1 milione l’anno. Se fosse spostato alle Caserme, si presterebbe bene tra l’altro ad una integrazione e ad un gioco di squadra con il MAXXI, e non stabilirebbe pesanti concorrenze.
    E si potrebbero citare altri casi.
    Ma se poi si devono spendere soldi per nuove realtà museali, allora mi chiedo che fine ha fatto il progetto di restauro della straordinaria Casa delle Armi di Moretti con previsto allestimento di collezioni novecentesche, anch’esso possibile armonioso corollario della vita del MAXXI, SBOCCO PREVISTO del Ponte della musica che attualmente finisce nel vuoto ?
    Non è meglio portare a termine i progetti già concepiti, quando sensati, e pensare di aumentare invece nei nuovi spazi il verde pubblico, visto che se ne ha la miracolosa, quanto rara possibilità ? Non esistono già nel quartiere realtà culturali significative ed importanti come l’Auditorium ed il MAXXI, che hanno necessità di convergenze e di respiro, perché si corra invece il rischio di creare situazioni di inopportuna concorrenza e congestione ?
    Per la Scienza meglio il Gazometro.

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