Progetto Flaminio, è già passato un altro anno…

Un anno fa l’assemblea al Maxxi con l’allora assessore Berdini sul Progetto Flaminio. Da allora si è conclusa la conferenza dei servizi, ma il progetto non è mai stato pubblicato, ne è stata approvata la delibera finale in giunta e in assemblea capitolina che doveva andare al voto entro i primi di agosto, nè abbiamo avuto risposte dagli assessori Montuori e Bergamo sulle intenzioni dell’amministrazione rispetto alla parte pubblica dell’area ( dove Marino voleva realizzare un museo della Scienza) e neanche all’ invito ( da giugno) di Cittadinanzattiva Flaminio e le altre associazioni del tavolo a un’assemblea pubblica sul tema. Complimenti.

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Una risposta a Progetto Flaminio, è già passato un altro anno…

  1. Non si capisce di che area state parlando: se parlate dell’attuale District di Via Guido Reni (ex serme) tutte le proposte sono valide meno l’uso consumistico e mercificatorio (con ii per i ngressi a prezzi esorbitanti, più di quelle del Maxxi. Il museo della Scienza va benissimo se prevede parcheggi per i residenti, verde per gli anziani e disabili e il collegamento ‘aereo’ con il Maxxi come previsto dal progetto iniziale lasciato a metà. Particolare attenzione andrebbe posta poi sullo sbocco in Viale del Vignola che coinciderebbe con l’ingresso dell’Istituto S. Giuseppe e potrebbe essere un’occasione per prevedere spazi di sosta breve, interscambio pedoni macchina.
    Come d’altronde è rimasto irrisolto il collegamento del Maxxi verso Piazza Mancini che potrebbe anche questo rappresentare un nuovo ‘polo integrato’ visti gli ampi spazi a disposizione e quindi a basso costo, con la rivalutazione delle attività (edicola, negozio di vendita e assistenza computers, negozio di vendita e assistenza cellulari, bar, soffocati su uno stretto marciapiede ed altrettanto angusta strada, mentre al di la lo spazio abbonda e dove potrebbero trovare luogo edicole comunali, punti di ristoro, spazi verdi in attesa degli autobus e colonnine per ricarica di auto, scooter e biciclette elettriche , nonché erogatori gratuiti di acqua come al Parco della Musica.
    Penso in buona sostanza che ogni architettura che si voglia chiamare tale debba tener conto della sua funzione e qualità urbanistica. Roma non può permettersi un Guggeneim come a New York, che il grande Warhol sostituì con una banana dimostrandone l’insignificanza formale.

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