STADIO FLAMINIO: potrebbe diventare lo Stadio della Lazio?

Roma_Stadio_Flaminio_-_Villaggio_Olimpico_-_Ponte_Milvio

Lo stadio Flaminio in una foto d’epoca

 Da qualche settimana molti giornali (soprattutto sportivi)   pubblicano articoli sulla possibilità che  la società calcistica della Lazio acquisisca lo Stadio Flaminio per farlo diventare il proprio stadio. Il settimanale in edicola La Gazetta del Lazio/Nuovo corriere lazial,  in edicola dall’11 aprile,  propone  uno speciale che contiene anche un intervento di Cittadinanzattiva Flaminio, in cui si ribadisce il problema della sostenibilità per il quartiere e della tutela di un’opera architettonica che non può essere snaturata (fermo restando che date  le condizioni in cui versa lo Stadio è necessario intervenire  al più presto con un intervento di conservazione). Ripercorriamo i passaggi salienti della vicenda, con alcune considerazioni finali (AMBM)

Lo stadio Flaminio, edificato dall’architetto dall’architetto Nervi nel 1959, versa in totale stato di abbandono dal giugno 2011,  quando anche  la Federazione Italiana Rugby , dopo  la finalissima del campionato,  smise di tenervi le partite. Ma già  allora la capienza di una struttura che potenzialmente poteva ospitare  25.000 spettatori  era stata ridotta a poco meno di 5.000 a causa di problemi di manutenzione e di tenuta degli spalti. Con la nevicata del 2012 la situazione peggiora ulteriormente. Intanto fin dal 2008 vengono trovate importanti preesistenze archeologiche (anche il progetto dell’Auditorium era stato modificato per la scoperta di una villa romana): nel 2011 Marina Piranomonte, della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, annuncia l’esistenza, proprio sotto il campo e gli spalti dello stadio, di un’antica necropoli romana (Quindi nessuna modifica che comporti scavi è possibile)

Nel 2013 l’ assessore allo sport della prima Giunta Marino, Luca Pancalli  – all’epoca anche Presidente del Settore Giovanile della Federcalcio – propone alla Federcalcio, allora presieduta da Giancarlo Abete, di prendere in gestione il Flaminio per trasformarlo nella casa del calcio giovanile  che avrebbe potuto ospitare  tante altre attività e discipline sportive (pugilato, scherma, ginnastica ecc) storicamente presenti nello stadio Flaminio, e offrire  anche alle scuole l’impianto per le attività sportive ed extrascolastiche. Un’idea all’insegna della multidisciplinarietà, che avrebbe rappresentato il recupero di uno dei più importanti monumenti sportivi della città e del Paese all’insegna della sostenibilità e dell’interesse pubblico . Pancalli porta in Giunta una delibera che affida provvisoriamente, per un anno, l’impianto alla Federcalcio, per consentirgli di effettuare tutte le verifiche tecniche e di fattibilità e per predisporre un progetto di ristrutturazione che sarebbe passato al vaglio dell’Assemblea  Capitolina. Purtroppo, con  le dimissioni del Presidente Abete e di tutta la dirigenza, Pancalli compreso, il progetto decade, ufficialmente per ragioni di carattere economico. L’impianto, viene riconsegnato al Comune di Roma.

Nel maggio 2015 il Sindaco Marino annuncia a breve la pubblicazione di un bando rivolto agli imprenditori privati nel settore dello sport. Ma evidentemente non si trovano soggetti interessati.

A luglio 2015 nasce il progetto Agon, laboratorio aperto fra associazioni, enti di promozione sportiva del territorio e professionisti con l’obiettivo dela salvaguardia e il recupero delle aree e delle strutture sportive di carattere storico, artistico e architettonico di Roma, tra cui lo Stadio Flaminio.Fanno parte del gruppo Irene e Lucia Nervi, figlie di Antonio Nervi, progettista del Flaminio, e nipoti del famoso Pierluigi.

Ad agosto l’assessore all’urbanistica Giovanni Caudo  annuncia che la struttura potrebbe ospitare  eventi culturali, fiere e concerti, valorizzando la vocazione culturale del quartiere che ospita l’Auditorium della Musica – a pochi metri – e il Maxxi,  e che esistono già dei progetti avanzati da  operatori privati che il Campidoglio sta valutando se  assegnare con un project financing o uno strumento di evidenza pubblica. Si tratta di un gruppo straniero che aveva proposto al Comune la nuova edificazione di una  multisala da 1300 posti (con parcheggi interrati multipiano  e locali commerciali) tra l’Auditorium e lo Stadio, che l’assessore aveva proposto di ricollocare nella struttura sportiva fatiscente. (1)

Ma l’8 ottobre, giorno delle dimissioni di Marino, lo stesso Caudo annuncia che, dopo la verifica economica, il privato si è tirato indietro perché non c’era il margine necessario, assciurando che si sarebbe proceduto con un bando. Ma la Giunta cade defintiivamente qualche settimana dopo.

il 1o febbraio 2016 viene pubblicata la notizia di una perizia di 290 pagine redatta dagli ingegneri Francesco Cardano e Daniele Mosca su incarico della settima sezione del Tribunale di Roma, che  risponde ai tre quesiti posti dall’avvocatura del Campidoglio sull’ipotesi del recupero del complesso sportivo, disposta in seguito al  contenzioso con il Coni per la mancata manutenzione degli ultimi anni. Secondo la perizia le condizioni dello struttura sono di totale degrado, la stima dei lavori necessari per il restauro: 5 milioni e 925mila euro dei quali 2,3 solo per gli spalti.
GUARDA IL VIDEO DEL CORRIERE DELLA SERA con il servizio di Sergio Rizzo del 7 febbraio 2016
http://video.corriere.it/video-embed/9b41f9de-cda9-11e5-9bb8-c57cba20e8ac

Il 18 marzo Federsupporter con un comunicato lancia l’idea di fare del Flaminio la “Casa della Lazio” e l’idea di far diventare lo Stadio Flaminio il campo della squadra di calcio viene rilanciata da più parti come una soluzione che permetterebbe di salvare una struttura che le finanze pubbliche non sono (e non saranno)  in grado  di restaurare.

Qualcuno invoca anche i fondi per le Olimpiadi 2024 per rimettere a nuovo la Stadio restituendolo alla sua fiunzione per i giochi olimpici e in seguito.

Tuttavia le controindicazioni sono molte,  a cominciare dal fatto che per rendere lo stadio idoneo alla Serie A bisognerebbe aumentare le sedute e dotarlo di una copertura conforme alle normative europee (2).  Modifiche strutturali assai impattanti, che trovebbero l’opposizione della famiglia Nervi, ma  soprattutto delle Soprintendenze, per quanto rigaurda la tutela dell’opera architettonica (nella Carta della Qualità) ma soprattutto per la tutela dei reperti archeologici.

Per non parlare di tutte le prescrizioni che riguardano la sicurezza dei tifosi e degli abitanti delle aree dove insistono gli stadi. Sicurezza necessaria in una zona che  per la presenza dello Stadio Flaminio dall’altra parte del Tevere è già stata spesso teatro di guerriglia urbana e incidenti.

Infine: si è parlato a lungo delle infrastrutture della mobilità indispensabili prima di avviare qualsiasi progetto che richiami grandi masse di persone all’interno della città consolidata. Il Flaminio (come Ponte Milvio e Prati) già durante le partite e altre manifestazioni allo Stadio Olimpico diventa un  luogo in cui è sospeso ogni rispetto delle regole, con l’autorizzazione prefettizia – rinnovata da ogni nuovo prefetto – di autorizzare la sosta al centro dei lungotevere, con grave pericolo per la circolazione stradale.  Provvedimento che non risparmia il resto del quartiere dalla sosta selvaggia che rende invivibile per gli abitanti le giornate di campionato.

E non saranno certo gli autobus che arrivano in piazza Mancini e i parcheggi di Piazza Mancini o accanto l’Auditorium a evitare un insostenibile impatto sul quartiere e i suoi abitanti delle auto,  non solo di chi va allo stadio, ma anche di chi si recherà nei nuovi centri  commerciali che spunteranno in seno o accanto alla struttura sportiva.  Perchè bisogna mettere  in conto anche le numerose  strutture commerciali che con grande probabilità sarebbero inserite nel progetto per rendere “sostenibile” economicamente l’operazione.  E’ un copione che abbiamo visto spesso: il pubblico dà al privato strutture che non può permettersi di mantenere, ma poi il privato, per ristrutturarle e gestirle, mette sul piatto della bilancia una montagna di cubature commerciali, se non residenziali e direzionali, per ripagarsi dell’investimento. Con poche valutazioni  delle ricadute sulla qualità della vita degli abitanti, dei preesistenti esercizi commerciali di quartiere e anche dello sviluppo del  quartiere sulla direttrice culturale e anche sportiva, ma di basso impatto.

E’ quindi indispensabile agire rapidamente per salvare lo Stadio Flaminio. Ma senza perdere di vista la stella polare della prevalenza dell’interesse generale, della regia pubblica,  di una  pianificazione lungimirante, e soprattutto  della partecipazione e dell’ascolto dei cittadini.

Anna Maria Bianchi

> vai a Lo Stadio e il Piano Urbano Flaminio- lo stato dell’arte di Maurizio Geusa (su www.carteinregola.it)

(1) In calce  l’intervento  all’assemblea di Cittadinanzattiva Flaminio del 26 gennaio 2016 , con il passaggio sullo stadio Olimpico   elaborato dal gruppo  urbanistica.

(2) >  la normativa di riferimento per gli stadi (2012) dal sito Tifosobilanciato(…) Oltre a definire le modalità procedurali necessarie per la costruzione o ristrutturazione di impianti sportivi, il Decreto fornisce le disposizioni relative all’ubicazione dell’impianto o del complesso sportivo, al rispetto delle misure di prevenzione degli incendi, nonché ai vari requisiti che devono essere rispettati relativamente alla sicurezza (sistemazione degli spettatori, separazione fra zona spettatori e zona attività sportiva, vie di uscita, aree di sicurezza e varchi, distribuzione interna dei percorsi di smistamento, servizi di supporto della zona spettatori).

L’argomento della sicurezza è quello che, più di altri, è stato oggetto di integrazioni negli ultimi anni ed ha indotto notevoli investimenti: oltre alla creazione di aree per il Gruppo Operativo di Sicurezza (GOS) e la presenza degli steward, nel caso del calcio i varchi di ingresso, numerati, devono essere dotati di metal detector ed apparecchiature elettroniche in grado di verificare la regolarità del titolo di accesso. È anche necessario un sistema CCTV (telecamere a circuito chiuso che consentano la registrazione televisiva delle aree riservate al pubblico sia all’interno dell’impianto,sia nelle sue immediate vicinanze) e strumenti di separazione che impediscano che i sostenitori delle due squadre vengano in contatto tra loro o possano invadere il campo.

La normativa si applica agli impianti sportivi di nuova costruzione e a quelli esistenti (salvo nei casi di interventi di manutenzione ordinari) che devono anche rispettare i regolamenti del CONI e quelli delle Federazioni sportive nazionali ed internazionali.

scarica la linee guida UEFA per gli stadi di qualità

LE CRITICITA’ DEL FLAMINIO

 di Anna Maria Bianchi

 a cura del gruppo urbanistica di Cittadinanzattiva Flaminio e delle associazioni del tavolo partecipato Progetto Urbano Flaminio

E’ più che mai importante ricompattarci e impegnarci per far sentire la nostra voce su scelte che non possono essere calate sul quartiere senza alcun progetto globale e valutazione della sostenibilità per gli abitanti (fermo restando che siamo preoccupati per le condizioni in cui versa lo Stadio e ci auguriamo che al più presto si trovino i fondi – anche privati – per un intervento di conservazione)-

Il Flaminio  è diventato uno dei più pregiati quartieri di Roma, per la sua posizione e per la sua rivalutazione negli ultimi anni, dopo la realizzazione di una serie di opere di grande qualità architettonica e valenza culturale come l’Auditorium, il MAXXI, il Ponte della Musica, che si sono aggiunti allo Stadio Flaminio,  al  Palazzetto dello Sport e al viadotto progettati da Pier Luigi Nervi e figlio. E nell’area  sono previste ulteriori  trasformazioni, come il nuovo quartiere della città della Scienza negli ex stabilimenti militari. Tuttavia è compito dei cittadini del quartiere vigilare perchè non si ripeta quanto già successo in passato, quando furono necessarie 12.000 firme raccolte in pochi mesi per bloccare  il  progetto della Giunta Veltroni di costruire un quartiere intero di appartamenti, alberghi, palestre e negozi tra Viale Tiziano e l’Auditorium, in uno spazio ad oggi ancora  adibito a parcheggi a  raso alberati  e a campi sportivi immersi nel verde. E l’esperienza ci insegna  che il rischio speculazione è sempre dietro l’angolo,  e che solo l’attivismo dei cittadini può garantire che il timone dell’amministrazione non si sposti dalla rotta della prevalenza dell’interesse pubblico e del rispetto delle regole.

Questo  il punto della situazione :

SI RISCHIA LA COSTRUZIONE DI UNA  MULTISALA DIETRO L’AUDITORIUM MENTRE NON SI TROVANO SOLUZIONI PER SALVARE LO STADIO FLAMINIO

Nel corso del processo partecipativo del Piano Urbano Flaminio abbiamo appreso dell’esistenza di un progetto avanzato da privati che prevede  la realizzazione di una multisala cinematografica composta da 8 sale per 1300 posti, con corredo di parcheggio multipiano interrato e strutture commerciali,  nell’area tra l’Auditorium e lo Stadio Flaminio. Tale proposta, già passata attraverso la conferenza dei serivizi, era poi stata fermata  dall’Assessore Caudo,  che aveva chiesto  ai privati   un progetto unitario che comprendesse anche lo Stadio Flaminio, puntando quindi sulla rigenerazione urbana senza consumare suolo e senza  edificare nuove strutture (1). Un’operazione che avrebbe avuto anche e soprattutto  il vantaggio  di trovare risorse per il restauro dello Stadio, un’opera d’avanguardia inaugurata nel marzo 1959,  che oggi versa in una condizione di totale abbandono e degrado, con  il rischio, se non viene messo in atto rapidamente il costoso intervento conservativo, di cadere  letteralmente a pezzi (2). Ma all’indomani delle dimissioni del Sindaco Marino, abbiamo appreso dalla stampa (1) che l’ipotesi di riutilizzo di parte dello Stadio per realizzare sale e spazi culturali è stata scartata, ed è probabile che, prima o poi, venga ripresentata la proposta della Multisala sotto il Viadotto.

Queste le motivazioni contrarie  ail progetto che come Cittadinanzattiva, insieme ad altri comitati, abbiamo inviato all’Assessore Caudo e al Presidente del II municipio  Gerace nel luglio 2015 (3):

Area dell’Auditorium, Stadio Flaminio, Palazzetto dello sport e Viadotto Nervi

  • In generale l’intervento, così come configurato sulla base delle indiscrezioni pervenuteci, sarebbe realizzabile solamente attraverso una Variante urbanistica al PRG vigente ed ignorando i principi di tutela introdotti dalla Carta della Qualità. L’intervento infatti permetterebbe di utilizzare (e consumare)  suolo pubblico per scopi privati, a ridosso di opere  – pubbliche-architettoniche di grande pregio  come il  Viadotto e lo Stadio Flaminio dei Nervi modificando inoltre sensibilmente gli equilibri urbanistici della zona.  Oltretutto ciò avverrebbe in un’area a forte densità archeologica,  dove sono state  già accertate preesistenze che probabilmente impedirebbero  le trasformazioni edilizie in progetto, in particolare dei parcheggi interrati. Infine c’è da evidenziare che nella proposta potrebbe non essere tenuto in adeguato conto dei vincoli legati alle distanze dalle strade previste dalla normativa nazionale.
  • Il Flaminio è tristemente noto per subire gli insostenibili impatti – sulla mobilità e non solo – delle varie strutture e attività che insistono nella zona, soprattutto lo Stadio e gli impianti  sportivi. La sua ricettività di nuovi  spazi culturali (Auditorium, MAXXI e ora il Museo della Scienza) o per lo sport (riuso auspicato dello Stadio Flaminio e Palazzetto dello Sport), lo configurano già come una parte della città già aperta ad un’ampia platea di visitatori, anche numerosi, ma da non incrementare eccessivamente (come nel caso degli eventi di massa) per il prevedibile impatto sui residenti.
  • Se l’Auditorium avesse necessità di nuovi spazi per la sua attività istituzionale – uffici, ulteriori sale permanenti – riteniamo che siano da privilegiare quelle soluzioni che non richiedano nuove consistenti cubature e soprattutto  grossi investimenti privati da “compensare” con attività commerciali – cinema e negozi – , con impatti che non solo peggiorerebbero la qualità della vita dei residenti, ma che andrebbero a  gravare anche sugli  esercizi commerciali di prossimità del  quartiere,  già in forte sofferenza, e soprattutto sulle sale cinematografiche di Roma Nord, quelle  che riescono ancora a sopravvivere.
  • Se si intende utilizzare l’argomentazione delle necessità di spazi per la  Festa del Cinema – che dura 10 giorni all’anno e che può tranquillamente avvalersi di strutture provvisorie  – per realizzare sale cinematografiche che, per il “raggiungimento dell’equilibrio economico “dovranno  funzionare sempre  a pieno regime, portando  in piena città consolidata migliaia di spettatori, possiamo dire che si tratta  di   una scelta in netta controtendenza con tutto quello finora affermato da questa amministrazione, sui cinema chiusi da recuperare (vedi progetti dell’Assessore Caudo e dell’Assessore Marinelli)  e su quelli ancora aperti da valorizzare decentrando le iniziative culturali (vedi intervista all’assessore Marinelli a Repubblica di qualche giorno fa).
  • Oltretutto per fornire adeguato  profitto al privato  si dovrebbe assicurare un consistente “allegato” commerciale, dato che anche il cinema più “di massa”, proiettato nelle multisale,   non è in grado di fornire grandi ricavi (basta ricordare la recente trasformazione della multisala UCI Cinema Marconi, pressochè unico spazio culturale del popoloso quartiere Portuense,  in negozi e appartamenti).  Strutture commerciali che entrerebbero in concorrenza, oltre che con quelle preesistenti,  anche con quelle previste nell’ambito del Progetto per il quartiere della Città della Scienza, a pochi metri di distanza.
  • Infine, sorge  una domanda: la multisala sarebbe  un’operazione di interesse pubblico promossa dalla Città della Musica, che soddisferebbe necessità improrogabili, o piuttosto il solito project financing  che regala cubature e spazi commerciali in luoghi pregiati e appetibili a privati? E’ evidente che per svolgere un’operazione completamente trasparente sarebbe indispensabile, prima di prendere in considerazione qualunque proposta pubblica e soprattutto privata, spiegare ai cittadini quali sarebbero i vantaggi per la Città della Musica – ente pubblico –  e quali per il privato.

Al contrario siamo certamente favorevoli ai programmi di riqualificazione dello Stadio Flaminio e del Palazzetto dello Sport, essendo consapevoli dell’urgenza di intervento per il loro restauro e ristrutturazione, anche se in un contesto per cui gli investimenti richiesti hanno finora scoraggiato qualunque soggetto pubblico e privato a prendersi in carico la struttura. Per l’attuazione di questi programmi è pertanto indispensabile sapere se – come annunciato dal Sindaco qualche settimana fa – la struttura verrà messa a gara – scelta che naturalmente condividiamo – , quali  modifiche verranno introdotte rispetto alla destinazione d’uso dando per scontato che nessuna modifica architettonica significativa possa venir autorizzata per un’opera così importante.

Nell’ottica di un’interlocuzione costruttiva per la ricerca della migliore soluzione per l’interesse pubblico – in cui è compresa la cura del patrimonio collettivo  – ci esprimiamo da subito contro destinazioni troppo impattanti per il quartiere  o contrarie alla preservazione della qualità architettonica di questi edifici.

(leggi il seguito)

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4 risposte a STADIO FLAMINIO: potrebbe diventare lo Stadio della Lazio?

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  3. daniele ha detto:

    Se i signori Nervi invece di pensare solo ed esclusivamente alle proprie tasche lo stadio sarebbe in perfetto stato dal 2011 anno in cui si opposero al progetto presentato dal rugby per il rifacimento e l’adeguamento..

  4. Pingback: Tutta la verità sullo stadio Flaminio (secondo gli auspici del consigliere PD Pelonzi) | cittadinanzattivaflaminio

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